Single Blog Title

This is a single blog caption

27 GENNAIO giorno della MEMORIA 2018

A.C.D. VALDICHIANA UMBRA, nel giorno della MEMORIA, ripropone la consegna del diario di Anna FRANK avvenuta il 5 Novembre 2017 presso i nostri impianti sportivi di Fabro Scalo, ai capitani delle Categorie agonistiche e ne mette a disposizione in sede, per tutti gli atleti che volessero leggerlo.

Sabato, 15 luglio 1944.

Cara Kitty, abbiamo avuto dalla biblioteca un libro dal titolo: “Hoe vindt u het moderne meijsje?” [Che pensate della ragazza moderna?] Oggi vorrei parlare di questo argomento. L’autrice critica da cima a fondo “la gioventù d’oggi”, senza tuttavia condannarla del tutto come buona a nulla. Anzi, è piuttosto d’opinione che la gioventù, se volesse, potrebbe costruire un mondo più grande, più bello e migliore; essa ne ha i mezzi, ma si occupa di frivolezze senza degnare di uno sguardo le cose veramente belle. In alcuni passi avevo l’impressione che la scrittrice riferisse a me i suoi biasimi, e perciò voglio finalmente aprirmi con te e difendermi da questo attacco. Nel mio carattere c’è un tratto molto spiccato che colpisce tutti coloro che hanno dimestichezza con me: la conoscenza che io ho di me stessa. In tutti i miei atti io posso studiarmi come se io fossi un’estranea. Io mi pongo di fronte all’Anna di tutti i giorni senza prevenzioni e senza scuse e osservo ciò che essa fa di bene e ciò che fa di male. Questo “senso di me stessa” non mi abbandona mai, e non appena ho pronunciato una parola so subito se ho parlato bene o se avrei dovuto parlare diversamente. Mi condanno in innumerevoli cose e sempre più mi convinco che è giusta la massima di papà: “Ogni bambino deve educare se stesso”. I genitori non possono dare che consigli o un buon indirizzo, ma tutto sommato ciascuno deve formare da sé il proprio carattere. A ciò si aggiunga che ho un coraggio e una vitalità fuor del comune, che mi sento sempre così forte e pronta a sopportare qualunque cosa, così libera e giovane! Quando me ne accorsi per la prima volta ne fui felice, perché non credo che piegherò facilmente sotto i colpi a cui nessuno sfugge. Ma di queste cose ho già troppo sovente parlato. Ora vorrei venire al capitolo “Papà e mamma non mi capiscono”. Mio padre e mia madre mi hanno sempre molto viziata, sono stati molto cari con me, mi hanno difesa e hanno fatto tutto ciò che possono fare dei genitori. Eppure mi sono sentita a lungo terribilmente sola, esclusa, abbandonata e incompresa. Il babbo fece tutto il possibile per temperare il mio impeto ribelle, ma non c’era niente che servisse; mi sono guarita da me, studiando quello che c’era di errato nella mia condotta. Perché dunque il babbo non mi è mai stato di appoggio nella mia lotta, perché è sempre fallito quando ha voluto offrirmi una mano soccorritrice? Il babbo non ha seguito la via giusta, mi ha sempre parlato come si parla a una bimba che deve superare una difficile fase dell’infanzia. Ciò suona strano, perché il babbo è l’unico che mi abbia sempre accordato la sua confidenza, e dato la sensazione di esser una ragazza intelligente. Ma ha trascurato una cosa: cioè non si è accorto che la mia lotta per emergere era per me l’essenziale. Non volevo sentir parlare di “fenomeni dell’età”, di “altre ragazze”, di “cose che passano da sé”; volevo essere trattata non da ragazza-come-tutte-le-altre, ma da Anna-così-come-è. Pim non lo capiva. D’altronde, io non so accordare la mia confidenza a chi non mi racconta molto di sé; e siccome conosco pochissimo di Pim, non posso entrare in intimità con lui. Pim assume sempre l’atteggiamento del vecchio genitore, che ha avuto anche lui a suo tempo simili passeggere inclinazioni, ma per quanto si sforzi non può più riviverle con me come amico. Queste cose mi hanno indotto a non comunicare le mie vedute sulla vita e le mie ben ponderate teorie ad altri che al mio diario, e una volta sola a Margot. Al babbo ho tenuto nascosto tutto ciò che riguardava il mio intimo: non l’ho mai fatto partecipe delle mie idee e l’ho volutamente e consciamente estraniato da me. Non potevo fare altrimenti, ho sempre agito secondo il mio sentimento, ma ho agito nel modo migliore per la mia pace interiore. Giacché riperderei completamente la pace e la fiducia in me stessa, costruite a fatica e ancor tanto instabili, se ora dovessi subire delle critiche alla mia opera ancora incompiuta. E non le tollererei nemmeno da Pim, per quanto ciò sembri duro, perché non soltanto l’ho tenuto all’oscuro della mia vita intima, ma spesso l’ho respinto ancor più lontano da me colla mia scontrosità. Questo è un punto a cui penso molto: per quale ragione Pim mi infastidisce tanto? Perché non posso quasi studiare con lui, le sue carezze mi sembrano affettate, perché voglio essere lasciata in pace e preferirei che egli non si curasse di me fino a quando mi sentissi più sicura di fronte a lui? La ragione è questa, che io ancora mi rodo dal rimorso per quella brutta lettera che ho osato scrivergli in un momento di esaltazione. Oh, come è difficile essere davvero forti e coraggiosi sotto ogni aspetto! Eppure non è stata questa la mia peggiore delusione: assai più che per il babbo, mi preoccupo di Peter. So benissimo che sono stata io a conquistare lui e non lui a conquistare me: mi sono creata una sua immagine secondo i miei sogni, ho visto in lui un caro ragazzo, tranquillo e sensibile, bisognoso di affetto e di amicizia. Avevo necessità di un essere vivente con cui sfogarmi, di un amico che mi aiutasse a rimettermi in carreggiata; sono riuscita nel mio difficile intento e lentamente ma sicuramente l’ho attratto a me. Quando infine l’ho indotto a sentimenti amichevoli verso di me, siamo giunti senza accorgercene a intimità che ora, ripensandoci, mi paiono inaudite. Abbiamo parlato delle cose più scabrose, ma finora abbiamo, sempre taciuto delle cose di cui era ed è pieno il mio cuore. Non sono ancora riuscita a capire se Peter è un superficiale o se è timidezza quella che lo trattiene anche di fronte a me. Ma, a parte questo, ho commesso un errore escludendo tutte le altre possibilità di stringere amicizia e cercando di avvicinarmi a lui con le intimità. E’ bramoso d’amore ed è ogni giorno più innamorato, me ne accorgo bene. A lui i nostri incontri bastano, in me acuiscono soltanto il desiderio di ritentare la ricerca di un terreno d’intesa con lui; eppure non riesco a toccare gli argomenti che vorrei chiarire. Ho attirato a me Peter colla forza, più di quanto egli non si renda conto. Ora egli si afferra a me e per il momento non vedo alcun mezzo che serva a staccarlo da me e a rimetterlo in piedi. Quando infatti ho capito che egli non poteva essere per me un amico come l’intendo io, ho per lo meno tentato di sollevarlo dalla sua meschinità e di farlo grande nella sua gioventù. “La gioventù, in fondo, è più solitaria della vecchiaia.” Questa massima, che ho letto in qualche libro, mi è rimasta in mente e l’ho trovata vera. E’ vero che qui gli adulti trovano maggiori difficoltà che i giovani? No, non è affatto vero. Gli anziani hanno un’opinione su tutto, e nella vita non esitano più prima di agire. A noi giovani costa doppia fatica mantenere le nostre opinioni in un tempo in cui ogni idealismo è annientato e distrutto, in cui gli uomini si mostrano dal loro lato peggiore, in cui si dubita della verità, della giustizia e di Dio. Chi ancora afferma che qui nell’alloggio segreto gli adulti hanno una vita più difficile, non si rende certamente conto della gravità e del numero dei problemi che ci assillano, problemi per i quali forse noi siamo troppo giovani, ma che ci incalzano di continuo, sino a che, dopo lungo tempo, noi crediamo di aver trovato una soluzione; ma è una soluzione che non sembra capace di resistere ai fatti, che la annullano. Ecco la difficoltà in questi tempi: gli ideali, i sogni, le splendide speranze non sono ancora sorti in noi che già sono colpiti e completamente distrutti dalla crudele realtà. E’ un gran miracolo che io non abbia rinunciato a tutte le mie speranze perché esse sembrano assurde e inattuabili. Le conservo ancora, nonostante tutto, perché continuo a credere nell’intima bontà dell’uomo. Mi è impossibile costruire tutto sulla base della morte, della miseria, della confusione. Vedo il mondo mutarsi lentamente in un deserto, odo sempre più forte l’avvicinarsi del rombo che ucciderà noi pure, partecipo al dolore di milioni di uomini, eppure, quando guardo il cielo, penso che tutto si volgerà nuovamente al bene, che anche questa spietata durezza cesserà, che ritorneranno l’ordine, la pace e la serenità. Intanto debbo conservare intatti i miei ideali; verrà un tempo in cui saranno forse ancora attuabili.

La tua Anna